Luglio 5, 2021 Massimo Falvo

Il potere dell’audio nell’economia dell’attenzione

L’economia dell’attenzione è un modello economico che interpreta il comportamento degli utenti come una forma di profitto. Questa dinamica si è sviluppata sempre di più con Internet e con la rapida ascesa dei social network. In realtà questo tema nasce molto prima dei social network. È stato l’economista Herbert Simon a parlare per la prima volta di economia dell’attenzione già nel 1969 con suo saggio dal titolo:

La progettazione di organizzazioni in un mondo ricco di informazione.

Simon ha analizzato la strettissima relazione che intercorre tra una società dell’informazione che produce un’abbondanza di dati e la capacità delle persone di analizzare queste informazioni in modo consapevole. Per millenni l’uomo ha avuto un accesso alle informazioni piuttosto limitato, mentre oggi, con l’evolversi dei nuovi mezzi di comunicazione le informazioni sono diventate un rumore di fondo. La rapida crescita delle informazioni causa una drastica riduzione dell’attenzione. Riceviamo circa 40 Gb di informazioni al giorno, ma la nostra soglia di attenzione è in media di 8 secondi. Più veniamo bombardati da informazioni e pubblicità, meno riusciamo a concentrarci su di esse.

Tutte le aziende oggi sono in competizione per catalizzare l’attenzione delle persone.
I continui investimenti in marketing e comunicazione sono tutti rivolti a catturare l’attenzione delle persone.

Quanto vale la nostra attenzione

Quando navighiamo in rete, visitiamo siti web, guardiamo video o trascorriamo tempo sui social network stiamo regalando il nostro tempo ad aziende che rivendono i nostri dati agli inserzionisti. Il modello di business prevalente con un giro di affari di 80 miliardi di dollari, è legato alla pubblicità e i parametri con cui si vendono gli spazi agli inserzionisti sono basati sul numero di lettori.

Questo meccanismo ha prodotto un volume di informazioni in continua espansione, ma di scarsa qualità. Le notizie sensazionali  e fuorvianti fanno parte di un meccanismo collaudato che induce le persone a cliccare ed alimentare il fenomeno del clickbaiting. Attualmente il 50% di tutto il traffico on-line è costituito da materiali scadenti e da fake news. Tutto il sistema è pensato per suscitare interesse degli utenti (non per informare).

Purtroppo vince ancora la quantità sulla qualità.

Il risultato è un pubblico che non approfondisce né si informa davvero. E’ un circolo vizioso dove si continuano a produrre moltissimi contenuti a svantaggio della qualità. Il formato video è in rapida crescita, ma gli algoritmi dei social network spingono gli utenti a contenuti sempre più estremi perché sono proprio quei contenuti che catturano l’attenzione degli utenti. Questo fenomeno, alimentato dal modello di business pubblicitario, sta favorendo lo sviluppo di fenomeni come «manomissioni elettorali, malattie, estremismo violento, carestie, razzismo e conflitti». Gli algoritmi  in genere sono progettati per massimizzare la redditività, quindi orientano gli interessi delle persone sempre sugli stessi argomenti estremizzando e radicalizzando le posizioni.

Abbiamo costruito e adottato una tecnologia che altera il comportamento su scala globale senza avere una teoria di ciò che accadrà né una strategia coerente per limitare i danni», ha detto Joe Bak-Coleman, ricercatore del Center for an Informed Public dell’Università del Washington

Perseguire il business della crescita infinita delle informazioni attraverso un iper-stimolazione sta portando a una crisi di coscienza globale e di benessere sociale. È necessario pensare un modello che rimetta al centro il benessere delle persone attraverso nuovi modelli di business anche se questo comporta sacrificare una parte dei profitti. Per fortuna oggi sempre più persone e aziende stanno prendendo consapevolezza di questo fenomeno.

 In questo contesto, si inserisce l’iniziativa del Center for Humane Technology, che ha convinto Apple, Google e Facebook ad adottare, almeno in parte, la missione di Time Well Spent anche se andava contro i loro interessi economici. Si tratta di un movimento che è stato lanciato attraverso campagne di sensibilizzazione e ha ottenuto credibilità presso sviluppatori e utenti.

L’idea è quella di aiutare le persone a trascorrere bene il tempo investito sui dispositivi digitali.

Anche Il minimalismo digitale proposto dal Cal Newport, è un approccio che mira a ottimizzare l’uso degli strumenti digitali, utilizzando meglio gli strumenti digitali che effettivamente migliorano la nostra vita ed scartando quelli che consumano inutilmente il nostro tempo.

Nel novembre 2019, il co-fondatore di Wikipedia Jimmy Wales ha lanciato un rivale gratuito di Facebook e Twitter che consente agli utenti di condividere collegamenti ad articoli e discuterne nei feed, cercando di evitare “clickbait” e titoli fuorvianti. Secondo Wales questo è possibile quando il modello di business non è centrato sulla pubblicità.

Tutte queste iniziative sono un segnale positivo rispetto a una maggiore consapevolezza del fenomeno. Oggi, sempre più persone sono disposte a pagare per ottenere contenuti di qualità. In generale privilegiare contenuti di qualità nel lungo termine è sempre premiante.

Brief

Abbiamo sviluppato un app di voice computing per connettere le persone con contenuti di qualità disponibili attraverso un breve commento audio.

Brief usa la tecnologia audio e motori di Text to Speech di ultima generazione per generare brevi contenuti audio (brief) organizzati in canali tematici. In un arco di tempo limitato è possibile ascoltare canali su diversi argomenti ed eventualmente approfondire solo le notizie di reale interesse.

 

Massimo Falvo

My passion is to understand the daily experience of people in order to design useful, simple and pleasant forms of interaction. A good experience improves the lives of people anticipating their expectations.